L’11 dicembre del 2016 la Società di Mutuo Soccorso di Cantagalletto ha festeggiato i suoi primi 70 anni di vita.

Nata nel settembre del 1946, quando un gruppo di lavoratori delle Funivie e di abitanti della frazione di Cantagalletto si ritrovarono sulla terrazza di una casa – proprio di fronte all’attuale sede sociale – per sancire ancora una volta che l’unione fa la forza e mettendo assieme le poche ricchezze e doti di ogni socio si può fare fronte alle avversità della vita, oggi la sua funzione primigenia è ovviamente cambiata.

La nascita della SMS quel giorno sarà l’inizio che sarà poi sancito ufficialmente il successivo 19 ottobre quando il primo presidente, Emilio Berruti, ed i soci fondatori si ritrovarono davanti all’avvocato Oxilia ed al notaio Ravera per firmare l’atto costitutivo ed il primo statuto.

Dopo più di settant’anni, oggi l’Associazione di Promozione Sociale (APS), che è l’erede della SMS, intende continuare la tradizione sociale di mutualismo riconvertendo l’impegno in una attività di volontariato che sta dalla parte di coloro che sono emarginati, vittime di ingiustizie diffuse, di pregiudizi, di povertà, di odio e di disprezzo.

Dalla parte dei più deboli per farli diventare forti, capaci di andare oltre la sopravvivenza esistenziale. Di aiutarli a trovare una strada per una vita degna di essere vissuta. Di seguito vi raccontiamo le tappe degli ultimi anni, segnati dalla crisi pandemica, dalle tante gravi problematiche sociali ed umanitarie a cui anche l’APS e il Circolo Cantagalletto vogliono contribuire a dare un risvolto meno crudo, meno impattante.

20 febbraio 2021
Dal 24 ottobre 2020 ininterrottamente i locali sociali della S.M.S. Cantagalletto sono chiusi a causa della pandemia che ha coinvolto il mondo intero e che impedisce il ritorno alla normalità. Sono sospese tutte le attività sociali del Circolo Cantagalletto APS e di Cantagalletto APS, così si chiama ora la nostra società che aderisce, come il circolo, all’Arci.

Il 2020 è stato un anno difficile per tutti. A partire da gennaio, da quando in Cina in particolare nella città di Wuhan, inizia a circolare un virus sconosciuto molto infettivo, che si trasmette da uomo a uomo e che colpisce con più facilità i soggetti anziani, con conseguenze mortali per i più fragili o persone affette da altre patologie.

Alla televisione guardiamo con incredulità chi è costretto ad uscire indossando la mascherina per proteggere le vie respiratorie e ci teniamo informati sulla situazione degli ospedali che, a causa di questa polmonite anomala, sono al collasso.

Ci rassicura il fatto che tutto si svolge a migliaia di chilometri di distanza, che sarà un fenomeno isolato, che non condizionerà le nostre vite e la nostra tranquillità. Ma tocca a noi italiani accorgerci presto che il nuovo coronavirus fa molto più male di una normale influenza e che il nostro paese diventa l’epicentro dell’epidemia che, come uno sciame, si sposta da una regione del mondo ad un’altra, bloccando il movimento delle persone e l’economia, come non succedeva dai tempi della seconda guerra mondiale.

Il virus ci tocca da vicino, si ammalano amici, parenti, soci e non tutti riescono a sconfiggere la malattia. Non serviranno i lockdown, e tutte le misure restrittive messe in atto dal governo per riappropriarci in fretta della nostra vita, tutto si svolge a distanza e i baci, gli abbracci, le strette di mano, diventano solo un ricordo lontano.

Da poche settimane sono iniziate le vaccinazioni ma l’aumento significativo dei contagi ci impedisce di lasciarci alle spalle questo terribile incubo e di poter aprire i locali ai Soci! Proprio ora, che finalmente la normativa riguardante le Associazioni e le Società di Mutuo Soccorso è stata parificata a quella dei ristoranti per cui, in zona gialla, anche il circolo Cantagalletto APS potrà tornare ad effettuare attività di somministrazione di alimenti e bevande.

Nonostante tutte le difficoltà di diverso genere, incontrate nel 2020, che vogliamo definitivamente lasciarci alle spalle, tra di noi esiste una forte volontà di ricominciare con le iniziative di sempre: cene di solidarietà, presentazioni di libri con gli autori ma anche e soprattutto giornate di festa dove poter ridere, cantare, stare insieme senza la paura del contagio.

Abbiamo voglia di divertimento, di recuperare il tempo perduto e di ricominciare ricordando la frase che Custa pronunciava ai soci nei momenti di maggior sconforto: “andemmu avamti figgȇu”, parole che continuano ad essere il motore che ci fa muovere, camminare, progettare, stare insieme…

Il nostro pensiero va ai fondatori della S.M.S. Cantagalletto e Funivieri (così era la ragione sociale della S.M.S. Cantagalletto nell’atto costitutivo e nello statuto del 1946) ed immaginiamo quanto fosse grande, nell’immediato dopoguerra, la volontà di tutelare se stessi e la propria famiglia, forte il desiderio di serenità e il bisogno di costruire un luogo di incontri dove confrontarsi, lasciarsi alle spalle i periodi bui e le sofferenze della guerra proprio come noi oggi vogliamo allontanare le immagini di dolore e la sensazione di impotenza che questa pandemia ci ha fatto conoscere.

Era indispensabile perciò auto organizzarsi con spirito collettivo, unire le forze e le risorse per darsi soluzioni adeguate a fronte di problemi troppo grandi da risolvere singolarmente. Destinare denaro per il benessere psico fisico degli associati, per affrontare spese che ogni famiglia da sola non potrebbe sostenere ed emerge in modo evidente, in una zona periferica come Cantagalletto, l’esigenza di fare socialità, di sentirsi parte di qualcosa di più grande.

Ed è nel pomeriggio del 22 settembre 1946 alle ore 15 sul terrazzo di un’abitazione di Via Ciantagalletto, proprio di fronte all’attuale sede della Società, che i Soci Fondatori e altre persone che avevano aderito all’iniziativa, si riuniscono per dare avvio al Sodalizio e alla stesura del primo verbale con un’importante delibera.

Il primo mattone fu messo ma quanti ancora ne dovevano essere posti! Costituirsi come aggregazione spontanea con una completa mancanza di strutture e di locali era davvero una decisione coraggiosa. La costruzione di una sede diventò ben presto un obiettivo impellente. Il primo autofinanziamento avvenne già negli ultimi mesi del 1947, in cui tutti i soci sottoscrissero una somma a seconda delle proprie possibilità.

Nel tempo libero, dopo il lavoro, alcuni Soci si impegnarono nella costruzione della sede trasportando con le cuffe la sabbia dal torrente Lavanestro. Finalmente nel 1952 parte dei locali cominciarono ad essere definiti e vennero acquistati i primi arredi. I lavori in esterno dello stabile furono conclusi nell’ultimo trimestre del 1957 mentre quelli interni proseguirono. In quello stesso anno si acquistò il terreno per la realizzazione dei campi da bocce.

Fino ad allora questo passatempo veniva praticato nella strada sterrata davanti all’attuale cantina e sospeso ogni qualvolta passava un carro o qualsiasi altro mezzo. Nel 1973 dopo un periodo difficile venne costruito il forno per incrementare le attività sociali e si iniziò a cuocere la farinata che, come ha scritto il giornalista Maurizio Maggiani sul Secolo XIX del febbraio 2015 è ”la più buona del mondo per mandato costitutivo!”

Il principio del “Mutuo Soccorso” è del tutto  solidaristico, la quota associativa non viene versata in funzione di un ritorno personale ma viene versata in un fondo istituito per aiutare i soci in caso di bisogno. Ai nostri occhi questo concetto racchiude l’essenza delle parole di don Andrea Gallo che non possiamo non condividere: “nessuno si salva da solo, nessuno salva un altro, ci si salva tutti insieme”

Le Società di Mutuo Soccorso italiane e la S.M.S. Cantagalletto svolsero anche un importante ruolo nella promozione culturale per i propri soci. Solo attraverso l’istruzione ci si può veramente emancipare e migliorare le proprie condizioni di vita. Esse furono infatti promotrici di varie attività ricreative, sportive e culturali. Non abbiamo purtroppo la certezza che coloro che fondarono la Società si siano resi veramente conto della grande impresa che stavano per realizzare, né la consapevolezza che il loro sogno avrebbe cambiato il destino di tante persone, ma sappiamo che avevano capito che l’unico modo di sopperire alle mancanze di uno stato, che non concedeva diritti ai lavoratori, era quello di unire le forze tutelandosi a vicenda.

Sappiamo inoltre che se oggi la S.M.S. è un punto di riferimento per tante Associazioni e per tante persone in difficoltà il ringraziamento va a tutti coloro, nessuno escluso, che non hanno mai smesso di credere che un cambiamento fosse possibile, che non si sono mai risparmiati, che hanno reso il nostro sodalizio sempre più accogliente e aperto al mondo. Nonostante le difficoltà e le paure non hanno mai pensato di arrendersi e a testa alta e uniti hanno affrontato con dignità e coraggio le avversità e i momenti critici.

Ma il ringraziamento va anche a coloro, forse spaventati, che si sono allontanati, e a chi ha perso l’entusiasmo e ha rinunciato a mettersi in gioco. Un grande ringraziamento va a tutti i Soci indistintamente.

Il meraviglioso simbolo che rappresenta il mutualismo è la stretta di mano che sancisce il reciproco aiuto fra pari in caso di necessità, l’impegno che unisce in un vincolo di solidarietà. La stretta di mano diventa più forte di qualsiasi contratto scritto, rispettare gli accordi significa non venire meno alla parola data comportandosi con onestà, coerenza morale e rettitudine dimostrando di essere una persona affidabile e degna di rispetto.

IL MUTUO SOCCORSO OGGI
In questi anni il “Mutuo Soccorso” si è trasformato, sono cambiati i destinatari delle iniziative realizzate dalla S.M.S. non le azioni mirate ad aiutare. Non importa infatti se gli altri siano i soci, i nostri concittadini oppure persone che vivono a migliaia di chilometri di distanza, persone che neppure ci conoscono e nemmeno sanno che li stiamo aiutando.

Con gli anni l’aiuto economico ai soci si è ridotto notevolmente grazie alla nascita di un welfare che ha permesso di regolamentare il lavoro e promulgato leggi volte a tutelare i lavoratori. La S.M.S. Cantagalletto ha continuato, e continua tuttora, con Cantagalletto APS a svolgere un ruolo culturale e sociale tra i propri associati cercando di fare conoscere realtà lontane e paesi dove i diritti sono da considerarsi ancora un’utopia.

Il nostro logo si è modificato perché ora l’obiettivo è quello di sostenere tutti coloro che non hanno ancora conquistato quei diritti che sono indispensabili per poter vivere dignitosamente in modo democratico e civile.

Le due mani, una bianca e una nera che abbracciano il mondo sono il simbolo di una solidarietà che va oltre i confini di uno stato, che non rimane indifferente alle ingiustizie dei poteri forti, dai quali prende le distanze. L’obiettivo diventa “dare voce a chi non ce l’ha” e dimostrare vicinanza emotiva per non abbandonare a loro stessi coloro che non hanno strumenti sufficienti per difendersi dalle ingiustizie.

Ci siamo resi conto presto di non essere sufficientemente informati su quanto stava accadendo in tanti paesi e abbiamo sentito l’esigenza di rendere partecipi più persone possibili delle notizie terribili che ci giungevano dalla Repubblica Centrafricana, dai punti di primo soccorso in Afghanistan, dalla Palestina, dalla Siria, dalla Cambogia.

Conoscere la realtà in cui è costretta a vivere tanta gente ci fa indignare, non ci lascia indifferenti e ci dà la consapevolezza di stare dalla parte di chi non ha voce e non può difendersi, al fianco di tante persone emarginate che vorrebbero cambiare il loro destino. Impariamo ad andare sempre più “in direzione ostinata e contraria” grazie agli insegnamenti del nostro Amico, Compagno, Socio onorario don Andrea Gallo e dei suoi ragazzi ospiti nella Comunità di S. Benedetto al Porto di Genova.

Un Ringraziamento va anche al dott. Aldo Pastore, i soci lo hanno sempre apprezzato per le qualità umane e professionali di medico condotto che, con passione ha curato tanti soci che abitavano nella zona di Cantagalletto e Maggeni. E’ stato Assessore del Comune di Savona con delega alla Sanità e all’Assistenza dal 1970 al 1979 e poi deputato (PCI) della Repubblica italiana per due legislature dal 1979 al 1987, ha promosso importanti iniziative e leggi in ambito socio-sanitario, e inoltre ha ricoperto presso la Croce Bianca di Savona il ruolo di Presidente.

Don Andrea Gallo e il dott. Aldo Pastore sono le uniche persone a cui è stato insignito, da parte dell’Assemblea dei Soci della S.M.S. Cantagalletto, il titolo di Socio Onorario.

Conoscere le ingiustizie fa nascere in noi il desiderio di provare a trovare delle soluzioni, un po’ per aiutare chi è più sfortunato di noi a migliorare la propria esistenza ma anche per evitare di sentirci un po’ complici di un sistema che penalizza sempre i più poveri, già duramente provati dalla vita.

Iniziamo così, a partire dal 2003, a sfruttare le nostre capacità culinarie per raccogliere fondi per finanziare progetti coinvolgendo in questa avventura chi è più preparato di noi e sa già cucinare. Inizia così un lungo viaggio ricco di emozioni, di incontri, di conoscenze che ci arricchiscono e ci rendono persone migliori; il nostro entusiasmo coinvolgerà nuovi volontari che si uniranno a noi nel nostro cammino e rafforzeranno il nostro sodalizio.

Abbiamo sperimentato cosa significa collaborare con altre Società di Mutuo Soccorso, Associazioni e realtà sul territorio, abbiamo imparato “a fare rete” rispettando i tempi, le diverse modalità di lavoro, a gioire insieme dei risultati ottenuti che ci hanno permesso di rendere un po’ meno drammatica l’esistenza altrui. Abbiamo condiviso le soddisfazioni e purtroppo anche qualche delusione che ci ha in apparenza demoralizzati ma preparati al fatto che possiamo affrontare insieme fallimenti e frustrazioni per poi rialzarci e ricominciare.

Attualmente il nostro sodalizio collabora con i volontari della Comunità di S. Egidio nella preparazione di due pasti caldi al sabato e alla domenica che vengono distribuiti a coloro che sono senza una fissa dimora. Le parole di don Luigi di Liegro prima e di don Andrea Gallo, poi “dimmi chi escludi e ti dirò chi sei” sono stampate non solo sulle nostre magliette ma anche nella nostra mente e ci accompagnano ogni giorno nel nostro cammino in “direzione ostinata e contraria”.

Questo percorso ci ha permesso ti incontrare tantissime persone che ora occupano un posto speciale nella nostra vita a cui vogliamo davvero molto bene. Tra tutti ricordiamo Lilli, Megu e i ragazzi della Comunità di S. Benedetto al Porto di Genova sempre pronti ad accoglierci e ad aiutarci a scaricare sacchi di indumenti e coperte, che tanti soci ci donano, nella speranza che servano a rendere più sopportabili e meno tristi le gelide notti di chi vive per strada o si ripara in posti di fortuna.

Il sostegno ai più fragili non si è fermato durante la pandemia perché è proprio in simili circostanze che chi è solo si sente ancora più abbandonato a se stesso e ha bisogno di una presenza che rassicuri e dia conforto. Per questo motivo insieme al pasto offriamo un giornalino sociale che, a cadenza quindicinale, viene distribuito anche ad una cinquantina di soci nella loro cassetta delle lettere e a più di 1.700 contatti attraverso WhatsApp per chi è più tecnologico e possiede uno smartphone.

Il giornalino si intitola “Sotto lo stesso cielo” e si pone l’obiettivo di ridurre le distanze fisiche, sociali e affettive comunicando che non possiamo essere poi così lontani se guardiamo tutti lo stesso cielo! Il nostro opuscolo raccoglie esperienze, aneddoti, ricorrenze, celebrazioni, leggende, tante curiosità ed eventi legati al mondo dell’associazionismo e dedica uno spazio a coloro che hanno voglia di esprimere il loro punto di vista diventando “protagonisti” e non solo fruitori di questo servizio.

E’ un modo per tenere vivi i legami ed avere gli altri nei propri pensieri. Chi è solo ha bisogno di essere pensato, proprio perché il senso di smarrimento e disperazione uccide e logora più di qualsiasi virus. E’ solo con la vicinanza emotiva, la condivisione, il sentire di appartenere a qualcosa di più grande, a quell’idea di una comunità che sognavano i padri fondatori della S.M.S. che si sviluppano gli anticorpi per superare i momenti difficili.

Nasce anche l’idea di realizzare dei video da inserire su youtube per intrattenere piacevolmente i nostri associati e non solo. E chi meglio di Jacopo Marchisio Vice Presidente di Arci Savona e Milo Folenghi di CSV Polis possono accompagnarci in questa nuova, insolita ed emozionante avventura.

Ma la chiusura forzata dell’attività di somministrazione ci fa attivare per trovare altri modi per reperire le risorse economiche necessarie a far fronte alle utenze che puntualmente arrivano, noncuranti della pandemia e dei nostri mancati introiti.

Viene quindi realizzata una lotteria di 16.200 biglietti “Associazioni che Resistono” che verrà condivisa con altre Società di Mutuo Soccorso e non solo in modo che ciascuna realtà partecipante possa vendere i propri biglietti, detratte le spese e trattenersi il relativo guadagno.

In questi anni tante sono le associazioni con cui la S.M.S. ha collaborato, tantissimi i progetti finanziati sia in Italia che all’estero. Circa € 310.000 i soldi raccolti attraverso cene nei locali sociali di cui circa € 50,000 riguardano gli utili ricavati da progetti realizzati in rete con altre S.M.S. e realtà del territorio.

Tantissime le lotte intraprese e innumerevoli le tematiche in difesa della memoria, della legalità, della salute, dell’ambiente, dei diritti, affrontate con la partecipazione di scrittori, magistrati, giornalisti e volontari di ONG e Onlus.

Numerose le iniziative accanto all’Anpi perchè Cantagalletto APS (come la S.M.S. Cantagalletto e Funivieri) è sempre stata un’associazione antifascista e antirazzista. Diventa pertanto indispensabile ricordare alle nuove generazioni l’impegno di coloro che hanno sacrificato la loro vita per renderci donne e uomini liberi. La costante difesa di questo valore per la costruzione di un mondo che accolga e non discrimini, dove prevalga la cultura dell’incontro, un mondo capace di “abbattere i muri e costruire ponti”.

In questi anni abbiamo avuto modo di conoscere la storia, la cultura, le tradizioni di tanti ragazzi stranieri provenienti da ogni parte del mondo con cui abbiamo condiviso pezzi di vita. Loro si sono perfettamente integrati nella nostra società e anche nel nostro paese, ci hanno aiutato nella preparazione dei piatti, hanno imparato a fare la farinata di ceci e grano cotta nel forno a legna, a rapportarsi con i soci, a servire ai tavoli ma sopratutto hanno trovato in noi dei punti di riferimento con cui condividere le difficoltà e le gioie della vita.

I ragazzi diventano parte della nostra comunità e una volta che conoscono l’italiano possono raccontarci chi sono, il loro lungo viaggio, le loro aspettative e com’era la vita nel paese di origine. Ciascuno ha una storia drammatica alle spalle fatta di ingiustizie subite, di fame, di guerra, di violenze , di dolore, di distacco dai familiari ma anche di speranza e nuove possibilità.

Tanti vogliono dimenticare la sofferenza per sfruttare al massimo l’occasione che hanno avuto e cercano di darsi da fare perchè il loro obiettivo principale, ora che sono arrivati sani e salvi nel nostro paese, sia quello di avere finalmente “una vita giusta”. Tutti noi ci attiviamo per aiutarli a realizzare il loro desiderio sempre pronti ad accompagnarli nel loro cammino di conquista di diritti.

Ed è grazie anche ai ragazzi richiedenti asilo e al loro supporto che il progetto “Condividiamo il pane” diventa realtà. Per un anno 35/40 famiglie del quartiere di Villapiana hanno trovato sulla loro tavola, ogni domenica, una buonissima pagnotta cotta nel forno a legna e preparata con i suggerimenti di uno dei più competenti panettieri di Savona.

La vicinanza emotiva nei confronti di chi si trova in difficoltà si manifesta con piccoli gesti non per questo meno importanti di altri. Il biglietto che accompagna il sacchetto del pane è realizzato dai ragazzi con disabilità dell’associazione “Genitori de la nostra famiglia” che cercano ogni settimana con un disegno e un messaggio di regalare attimi di serenità e occasioni di riflessione.

I progetti funzionano se ognuno fa la propria parte e non importa quanto grande sia il proprio apporto. Questo progetto ha funzionato fino a quando sono entrate in vigore le limitazioni dettate dai decreti in materia di covid-19 che ci hanno costretto a limitare i contatti con gli altri.

Ora siamo rinchiusi nelle nostre case ad ascoltare il dolce e malinconico rumore delle gocce di pioggia che scivolano sui vetri delle nostre finestre, controlliamo compulsivamente sul nostro telefonino le previsioni metereologiche dei prossimi giorni perchè le nuove regole anticovid ci consentono finalmente di aprire i locali sociali e di tornare a far gustare ai Soci la nostra farinata e le nostre specialità ma soltanto ed esclusivamente all’aperto.

Temiamo che il maltempo rovini il nostro entusiasmo proprio ora che abbiamo un grande desiderio di ricominciare, di dare risposte alle numerose telefonate dei soci che ci chiedono informazioni sull’apertura, di tornare ad incontrare persone, di dialogare con loro, di sentire l’odore della legna che arde nel forno, abbiamo in poche parole voglia di tornare alla normalità, di tornare a vivere …..

“Quando sei convinto che a trecento metri ci sia quello che vuoi raggiungere, li percorri e ti rendi conto che l’utopia è trecento metri più in là, e così via. Per questo ti dici:”Allora è davvero irrealizzabile”. Invece no, perché c’è un aspetto positivo: che si sta camminando, e quindi l’utopia si realizza strada facendo”. (Don Andrea Gallo)

I consigli di Amm.ne del Circolo Cantagalletto e di Cantagalletto APS